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#HoVisto

Uno spazio dedicato al cinema contemporaneo, tra recensioni, analisi e ossessioni visive.

A dieci anni dal disastro commerciale de La cura dal benessere (2016), Gore Verbinski torna dietro la macchina da presa per un nuovo pastiche cinematografico, infarcito di quegli elementi caricaturali e di quello humor grottesco che da sempre contraddistinguono il suo cinema. 
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Presentato alla Berlinale nella sezione Special Gala, Good Luck, Have Fun, Don’t Die gioca coi tropi della distopia per riflettere sul potere anestetizzante dei social media e sulle derive catastrofiste di una società a trazione AI.
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In bilico tra il cameroniano Terminator (1984) e una puntata della serie Black Mirror, la pellicola di Verbinski è un tripudio di citazioni metafilmiche, un manifesto “anti AI” dai connotati demenziali che a tratti sembrerebbe destinato a diventare un vero cult.

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